Due anni e due settimane dal trapiando di midollo
Oggi visita ematologica a Novara. Due anni e due settimane dal trapianto di midollo.
Gli esami sono stabili da oltre un anno, con controlli mensili che hanno mostrato una continuità rassicurante.
L’emocromo – cioè l’esame del sangue che misura globuli bianchi, globuli rossi, emoglobina e piastrine – è nella norma in modo costante. Negli ultimi controlli l’emoglobina si mantiene intorno a 15 g/dL, i globuli bianchi intorno a 5.5–6.5 x10^9/L e le piastrine tra 145.000 e 160.000/µL. Sono valori pienamente compatibili con una funzione midollare stabile dopo trapianto. In altre parole, il midollo produce cellule in modo regolare e coordinato.
Continuo a effettuare salassi periodici per ridurre il ferro accumulato durante le terapie trasfusionali: è un percorso lento ma necessario. Attualmente la mia ferritina è intorno a 1880 µg/L, mentre i valori considerati normali sono generalmente compresi tra 30 e 400 µg/L. L’obiettivo è riportarla progressivamente dentro quel range, perché un eccesso cronico di ferro può depositarsi negli organi (soprattutto fegato e cuore) e, nel tempo, provocare danni. Ho appuntamenti mensili programmati fino a maggio e con ogni probabilità il ciclo proseguirà anche oltre, finché i valori non saranno rientrati in modo soddisfacente.
Dal punto di vista terapeutico c’è stato un passaggio importante: sono state sospese le profilassi antibiotica e antivirale (Bactrim e Aciclovir), farmaci che in questi due anni hanno avuto la funzione di proteggermi dalle infezioni mentre il sistema immunitario si ricostruiva. È stato sospeso anche il Deursil, che in questi mesi veniva utilizzato come supporto epatico per compensare i possibili effetti del chelante (Exjade) sul fegato e sulla funzionalità biliare. In una fase in cui il ferro è ancora elevato ma gli esami epatici sono stabili, si è ritenuto che non fosse più necessario mantenerlo.
A questo si affianca Exjade, il farmaco che aiuta a eliminare il ferro in eccesso accumulato durante le terapie trasfusionali. Il percorso di riduzione del ferro è lento, ma i valori mostrano un trend di miglioramento. Fa un certo effetto scriverlo: a 58 anni e dopo un trapianto di midollo non assumo terapie croniche, se non questo chelante in via temporanea. È un dato che fino a poco tempo fa sarebbe sembrato impensabile. Non è solo una questione di sopravvivenza: significa che oggi, complessivamente, il mio stato di salute è stabile e funzionale. Non è una parentesi fortunata, ma una condizione clinica solida costruita nel tempo.
Il potassio è risultato lievemente basso: per questo farò una breve integrazione con KCL per una settimana. Si tratta di una correzione semplice e temporanea, senza particolari implicazioni cliniche.
Oggi ho effettuato anche il prelievo del midollo osseo per la valutazione molecolare. Si tratta dell’esame più sensibile per verificare l’assenza di malattia a livello microscopico, ben oltre ciò che può emergere da un normale esame del sangue. Anche a due anni conserva un valore simbolico e clinico importante. I risultati saranno disponibili tra 3–6 settimane.
Il 4 marzo effettuerò i vaccini vivi attenuati, segno ulteriore che il sistema immunitario ha raggiunto una stabilità sufficiente.
Il prossimo controllo a Novara sarà il 27 aprile; nel frattempo eseguirò un’ecografia addome e i prossimi esami del sangue a Biella. L’ecografia addominale rientra comunque nei controlli periodici post-trapianto, ma nel mio caso assume un valore aggiuntivo perché permette di monitorare fegato e milza anche alla luce del sovraccarico di ferro. Non è un’urgenza, bensì un controllo strutturato che accompagna il percorso di riduzione della ferritina nel tempo.
Due anni non sono solo una scadenza cronologica. Sono una soglia.
Nei primi mesi tutto è emergenza. Nel primo anno tutto è prudenza. Al secondo anno si inizia a parlare di normalità.
Meno farmaci, meno protezioni, più responsabilità personale. Non significa che il percorso sia finito, ma che è cambiato di fase.
Il midollo non è più un’incognita quotidiana. È un organo che lavora.
La molecolare resta l’esame più atteso. Anche a distanza di due anni, è il passaggio che chiude davvero il cerchio di ogni controllo. L’attesa resta sempre un tempo sospeso, anche quando tutto il resto è stabile. In attesa del risultato, il quadro generale resta coerente con una fase di equilibrio clinico.
Due anni fa tutto era sospeso. Non era affatto scontato arrivare fin qui con questa stabilità. Oggi si programmano controlli, vaccini, esami di routine.
È una differenza sostanziale.
La mia energia percepita è ormai normale da diversi mesi. È un cambiamento silenzioso ma profondo: non è solo un dato di laboratorio, è una sensazione quotidiana di stabilità. Con il midollo del donatore ho lasciato alle spalle anche il tratto talassemico che mi ha accompagnato fino al trapianto: una condizione genetica che comportava globuli rossi più piccoli e meno efficienti nel trasportare ossigeno, spesso associata a una lieve ma costante sensazione di affaticamento. Era una caratteristica con cui avevo sempre convissuto, indipendentemente dalla leucemia. Oggi non fa più parte della mia storia biologica, e questo si riflette anche nella qualità dell’energia che percepisco.
Mi sento un po’ più sereno. Non perché la fragilità sia scomparsa, ma perché oggi riesco a fare piani e ragionamenti su un orizzonte più lungo. Posso pensare ai prossimi mesi, organizzare controlli, programmare impegni senza vivere ogni settimana come una sospensione.
Resta la consapevolezza che i controlli continueranno ancora per molti anni e che la vigilanza non verrà meno. La fragilità fa parte della mia storia clinica. Ma oggi convive con una nuova stabilità. E questo, a due anni, è già molto.
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