Salassi e vaccini
Il mio percorso di ritorno alla normalità sta procedendo bene, anche se richiede ancora impegni importanti e su scadenze lunghe.
Oggi ho affrontato un’esperienza nuova: il primo salasso della mia vita.
Ma perché un salasso? Il termine fa pensare a pratiche medievali, eppure oggi è una procedura molto precisa, usata per ridurre il carico marziale, cioè l’accumulo di ferro nell’organismo rilevabile con la ferritina.
Questo accumulo non dipende dall’alimentazione, ma dalle numerose trasfusioni che ho ricevuto durante le cure: ogni sacca di sangue porta con sé ferro, e nel tempo l’organismo non riesce a eliminarlo da solo.
Alla visita ematologica di ieri la mia ferritina era 2200, contro un valore normale che dovrebbe restare tra 30 e 400.
Un livello così alto può danneggiare organi come fegato, cuore e ghiandole endocrine, quindi è necessario intervenire.
Da agosto assumo un farmaco chelante, il Deferasirox, che lega il ferro in eccesso e lo mobilita, permettendone l’eliminazione prevalentemente con le feci e in parte con le urine.
Purtroppo da solo non è stato sufficiente, quindi ora è necessario agire in modo più incisivo.
Il salasso consiste nel prelevare una certa quantità di sangue, riducendo così il livello di ferro circolante.
È un po’ come donare il sangue, con la differenza che ciò che viene prelevato non può essere utilizzato e viene eliminato.
Ieri il medico mi ha prenotato un appuntamento presso il reparto di Medicina Trasfusionale, e questa mattina mi sono presentato puntuale alle 11:30.
Dopo alcune formalità – dati raccolti dalle infermiere, valutazione del medico sulla mia storia clinica – sono stato chiamato per il prelievo.
Mi hanno fatto sdraiare su una poltrona reclinabile e inserito un ago piuttosto grande nella piega del gomito, come per un normale prelievo di sangue. L’obiettivo era raccogliere 400 ml in 10 minuti, ma la vena non collaborava e si sono fermati a 300 ml.
Durante tutta la procedura sono stato seguito da un’infermiera molto gentile, che ha controllato continuamente che stessi bene.
Al termine del prelievo è successo un momento che mi ha colpito più del previsto. Ho visto la sacca piena di sangue e mi ha ricordato i mesi in cui ero ricoverato, quando le sacche di sangue che mi portavano le infermiere rappresentavano letteralmente la vita.
Vedere con i miei occhi quella stessa sacca venire gettata nel bidone dei rifiuti mi ha fatto una certa impressione: una sensazione strana, tra memoria e contrasto.
Mi hanno poi consigliato di alzarmi con calma, bere molta acqua e considerare la giornata come “riposo attivo”.
Una volta uscito sono andato in centro a Novara per pranzo, poi ho camminato a passo sostenuto verso l’auto per tornare a casa: nessun fastidio lungo il tragitto.
Il prossimo appuntamento sarà a dicembre, e mi hanno già fissato anche i successivi fino a maggio. Ridurre un valore come 2200 richiederà tempo.
Per quanto riguarda i vaccini, ho completato il ciclo di quelli con virus inattivato; i prossimi richiami saranno nel 2026.
A marzo, dopo più di due anni dal trapianto, dovrò fare quelli con virus vivo attenuato: Morbillo, Parotite, Rosolia e Varicella.
Dovrò presentarmi con il risultato della ricerca anticorpale, perché il Dipartimento di Prevenzione vuole verificare se ho conservato qualche residua immunità.
Gli esami del sangue stanno andando bene da diversi mesi: emoglobina 15.5, globuli bianchi 5500 e piastrine 130.
Fegato e reni sono un po’ affaticati dal farmaco chelante, ma spero che torneranno a valori più tranquilli una volta ridotto il sovraccarico di ferro.
Per il resto tutto sta andando per il meglio: con meno appuntamenti medici la mia quotidianità è tornata normale. Non ho più restrizioni alimentari, uso la mascherina solo in ospedale per rispetto degli altri, cammino, viaggio e mi sento pieno di energia.
Insomma, un altro passo avanti. Lento, ma nella direzione giusta.
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