Continua dal post precedente English - Français - Română - Português - Deutsch - Español Sabato 2 Agosto 2025 - Giorno 547 Da più di mese vivo nella casa nuova e mi sto trovando benissimo. Anche la salute va molto bene, mi ha dato molta sicurezza avere superato la fatica del periodo del trasloco senza provare particolare fatica. Certo, è stato faticoso ma l'energia era abbondante e mi sono stancato come credo qualsiasi persona debba affrontare un periodo così. Da diversi mesi non mi sento più con la debolezza di uno che ha fatto il trapianto di midollo. Tuttavia ho sempre tanta paura che la malattia possa tornare o che mi possa insorgere qualche problema dovuto al mio sistema immunitario non ancora completamente ripristinato. Faccio sempre attenzione a qualunque sintomo anche minimo e mi preoccupo facilmente appena qualcosa si discosta dalla normalità anche di poco. Questa mia attenzione ai dettagli più minuti va avanti da diversi mesi e l'ansia non mi abbandona mai verame...
Il mio percorso di ritorno alla normalità sta procedendo bene, anche se richiede ancora impegni importanti e su scadenze lunghe. Oggi ho affrontato un’esperienza nuova: il primo salasso della mia vita. Ma perché un salasso? Il termine fa pensare a pratiche medievali, eppure oggi è una procedura molto precisa, usata per ridurre il carico marziale, cioè l’accumulo di ferro nell’organismo rilevabile con la ferritina. Questo accumulo non dipende dall’alimentazione, ma dalle numerose trasfusioni che ho ricevuto durante le cure: ogni sacca di sangue porta con sé ferro, e nel tempo l’organismo non riesce a eliminarlo da solo. Alla visita ematologica di ieri la mia ferritina era 2200, contro un valore normale che dovrebbe restare tra 30 e 400. Un livello così alto può danneggiare organi come fegato, cuore e ghiandole endocrine, quindi è necessario intervenire. Da agosto assumo un farmaco chelante, il Deferasirox , che lega il ferro in eccesso e lo mobilita, permettendone l’eliminazione pre...
Da quando sto bene, ogni cosa — anche la più semplice — ha un peso diverso. La guarigione non è stata un traguardo, ma una lente nuova con cui guardare la vita. Ho capito che la morte fa paura solo quando è lontana. Quando ti passa accanto, quando diventa reale, allora cambia volto: non è più un nemico, ma una possibilità che impari ad accettare. Non pensavo in termini di sfida o di vittoria. Non dicevo “ce la farò”, né “non può succedere a me”. Semplicemente sapevo che la morte era una delle possibilità. E se fosse arrivata, l’avrei accolta con la consapevolezza di aver vissuto. Non con coraggio eroico, ma con naturalezza. Ogni giorno seguivo le indicazioni dei medici, delle infermiere, del personale che mi stava accanto. Facevo ciò che andava fatto, con disciplina, ma senza la convinzione di “combattere”. Era un vivere essenziale, ridotto all’essenziale: mangiare, dormire, respirare, accettare il dolore quando arrivava e la speranza quando faceva capolino. Giorno dopo giorno, senza...
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